Stamane ho avvistato da lontano una coppia di anziani che mi veniva incontro. Per qualche motivo mi hanno colpito, anche se, data la distanza, non riuscivo a coglierne i dettagli, che poi, man mano che si avvicinavano, si sono svelati.
La donna indossava un lungo vestito di tessuto chiaro, ravvivato da piccoli disegni a forma di foglioline verdi, che ondeggiava con grazia intorno alle caviglie sottili; l’uomo era in camicia color cielo, con le maniche corte, ben infilata nei pantaloni sorretti da una spessa cintura di cuoio. Da lei irradiava ancora la grazia della passata gioventù e in lui si scorgeva l’impronta di una forza antica e provata.
Procedevano appaiati, lei dalla parte del muro, tenendosi per mano nel modo dei giovani innamorati, con i palmi serrati e le dita intrecciate. La donna era snella e di maggior statura, con bianchi e lunghi capelli portati sciolti come una ragazza, mentre quelli dell’uomo erano grigi come lana di ferro e con la tonsura del tempo.
Lui avanzava con una determinazione venata di dolorosa fatica, come dovesse alleviare una grande tensione, e lei gli stava al passo leggera e senza sforzo, muovendo ritmicamente il capo da sinistra a destra, come se canticchiasse assorta, con lo sguardo ignaro e un vago sorriso aleggiante in volto.
Quando mi hanno superato senza vedermi, mi sono girato a guardare le loro silhouette: un salice per mano a una quercia, e mi è parso che in quel loro camminare ci fosse qualcosa di ultimo e definitivo, come se l’uomo stesse conducendo la sua compagna lontano da sé e dalla loro casa, per consegnarla ad altre mani e separarsi ineluttabilmente da lei, ormai ignara di tutto.
Presentimento testo di AnHoldMan